“Se le tue azioni ispirano gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più e diventare di più, sei un leader.”
Parto con la citazione di John Quincy Adams per evidenziare da subito l’obiettivo con cui scelgo di ospitare Professionisti: condividere la loro esperienza, fonte di ispirazione, di valore per chi cerca stimoli per apprendere, sognare e fare di più. Coinvolgo persone che ritengo essere leader di se stesse prima di tutto, ovvero chi fa accadere le cose, a partire dal proprio successo (che per me è il raggiungimento dei propri obiettivi professionali, ben definiti) e che non aspetta l’opportunità ma la costruisce.
Per questa nuova intervista ho pensato di coinvolgere Alessandro Vercellotti, “Avvocato del Digitale ®”, Founder Legal for Digital®.
Ciao Alessandro, ho iniziato a presentarti con un breve job title, presente anche nel titolo di questa intervista. In più di te sappiamo che il tuo studio di consulenza legale è specializzato in Privacy, E-commerce, IP, tutela Brand Reputation, IA e Legal Tech. Vincitore di diversi premi riconosciuti tra cui uno nella categoria “Digital Law Lawyer of the Year”; ci racconti qualcosa in più su di te?
Sono “Avvocato del Digitale”, una definizione che sintetizza il mio background legale con un focus concreto sul mondo digitale. È un profilo apparentemente nuovo, ma oggi sempre più richiesto e necessario per aziende e professionisti: ormai chiunque opera online e ha bisogno di supporto legale specifico.
Fuori dallo studio, ho due grandi passioni: i gatti (anche tatuati sulle braccia!) e il gin.
Questa domanda, amando le metafore, la faccio sempre per far emergere qualcosa di nuovo e/o di speciale da chi intervisto. E quindi: se ti dovessi presentare con un’immagine metaforica quale sceglieresti e perché?
Ci ho riflettuto a lungo e ho scelto un’immagine legata a uno dei miei calciatori preferiti: Alessandro Del Piero. Nel ’98 subì un grave infortunio che cambiò la carriera che gli era stata già “prefissata”. Io ho vissuto qualcosa di simile: il “destino” progettato per me era diventare notaio, seguendo le orme di mio padre. Poi ho preso una decisione quasi rivoluzionaria: fare qualcosa di diverso dall’obiettivo originale, ricrearmi secondo le mie reali qualità personali e possibilità, scegliendo un percorso che mi rappresentasse veramente.
Ripensando al tuo percorso, quali sono stati quei passaggi che, anche se magari non subito, si sono rivelati veri punti di svolta?”
Il primo è stato un corso per consulenti di digital marketing nel 2017. Avevo 33 anni, ero un avvocato con una grande passione per il digitale sin dagli anni 90, e stavo investendo molto in formazione per acquisire competenze nuove; allora non avevo ancora in mente questa specializzazione. Durante quel corso vidi dei video di una collega che si occupava di queste materie e ci fu il click: capii che volevo farlo anch’io, come mestiere, con un approccio molto pratico.
Il secondo punto di svolta fu quando un partecipante dello stesso corso mi chiese aiuto per la redazione di un contratto: fu lì che compresi che questo ambito aveva bisogno di soluzioni contrattuali su misura, fatti da chi conosce questa materia.
Veniamo a quel job title che è ciò che, da amante dei social, mi ha spinta alcuni anni fa a “seguirti” nei tuoi canali social: “Avvocato del Digitale ®”. Cosa aggiungi rispetto a quanto già detto?
Volevo portare una competenza tecnica – legata agli strumenti digitali – nell’ambito legale, unire due mondi apparentemente distanti. Usando le mie capacità acquisite, sia tecniche che legali, ho colmato una lacuna. Una combinazione di autorevolezza legale e competenza sul digitale, che si è rivelata una formula efficace.
Hai ricevuto diversi premi e riconoscimenti: cosa rappresentano per te e in che modo hanno influenzato il tuo percorso professionale?
Ho ricevuto vari riconoscimenti in questi anni, molti dei quali completamente inaspettati. Uno dei miei difetti è non fermarmi mai a godere dei traguardi raggiunti; raramente mi prendo il tempo per assaporarli. Ogni tanto oggi, quando mi fermo e magari cammino nel relax, ripenso a traguardi come l’essere stati inseriti tra i “cento studi dell’anno”, realizzo quanto avvenuto, e continuo a pensare che non sia vero… Ma quei riconoscimenti alimentano ancora di più la mia fame di crescita: vedo il bello e ho una sensazione di piacevole sorpresa simile a quella che prova un bambino con un regalo inatteso.
Pubblichi quotidianamente contenuti molto interessanti per restare aggiornati in termini di “legal tech”. Se dovessi condividere qualche piccolo suggerimento utile a tutti noi professionisti quale condivideresti? La riformulo anche così la domanda: cosa non possiamo non sapere noi come professionisti, indipendentemente dal tipo di lavoro parlando di digitale?
Comunicare online è essenziale per costruire autorevolezza e farsi trovare. È fondamentale però essere utili e rispettosi, evitando eventuali problemi legali: ad esempio, evitare di usare immagini senza licenza, commenti che possano scadere in diffamazione o ripubblicazioni non citate. In sintesi: non basta pensare a cosa si fa, bisogna considerare i contenuti sia nell’uso che nelle conseguenze. Serve il mindset giusto, che in molte situazioni manca.
Mi hai già risposto ma ti chiedo un approfondimento, vista l’importanza del tema per tutti noi. Puoi offrirci una “bussola” di base per pubblicare con consapevolezza?
Il problema più comune sui social oggi è la violazione del copyright o l’utilizzo di contenuti altrui nel senso più ampio: screenshot, frame presi da altri, contenuti virali postati senza autorizzazione o attribuzione. L’idea che “tanto è ovunque, è virale, lo fanno tutti…” non è una scusante: ciò che è online non determina ciò che è legale, che è un’altra cosa. Serve rispetto delle regole anche nell’ambiente digitale.
Provo a farti una domanda “visionaria”. Come immagini tu il futuro dei social da qui a 10 anni?
È difficile da prevedere perché potrebbe andare in direzioni completamente diverse. Oggi l’intelligenza artificiale popola i social con contenuti spesso molto simili, uguali l’uno con l’altro. Al tempo stesso, potrebbe estendersi la rivoluzione portata avanti dalla generazione Z, che molto spesso usa i social più come intrattenimento e meno come luogo di narrazione personale; i giovani sono presenti e fanno storie ma tendono a non avere pubblicati contenuti, sono molto più frequentemente passivi. Dal mio punto di vista, tra dieci anni potremmo, quindi, forse vedere nuove piattaforme con più interazioni e/o assistere alle attuali come spazi sempre più caratterizzati dal solo consumo visivo, in un modo similare alla TV, che sta già avvenendo in molti casi come detto.
Veniamo a un altro tema attuale di particolare rilevanza e che hai già citato tu nella risposta precedente: l’intelligenza artificiale. Quali sono a tuo avviso i pro e i contro che dovremmo considerare nel nostro uso sul lavoro?
Pro: riduce i tempi delle attività ripetitive. Non sostituisce le persone, ma automatizza micro-task che sommati fanno la differenza, generando valore economico.
Contro: c’è il rischio di delegare troppo senza controllare. Serve sempre qualità nell’interazione: l’IA è uno strumento e siamo noi i piloti; da noi dipendono gli output, non è l’IA di scarsa qualità, siamo noi non sempre abbastanza bravi ad interpellarla e a usarla.
Oggi l’intelligenza artificiale fa parte della maggior parte dei lavori ma poche volte si considera al livello contrattuale. Ecco che è importante prevederlo per informare il cliente ed evitare possibili problemi: è un tema di trasparenza e tutela.
Siamo ai “saluti finali”: quale citazione scegli di dedicare a tutti noi professionisti per ispirarci e perché?
La mia citazione preferita è “Si vis pacem, para bellum” (“Se vuoi la pace, prepara la guerra”). Si applica benissimo ai professionisti, non solo in ambito legale: la conoscenza è lo strumento più importante per essere preparati. Essere preparati non vuol dire agire ma poter scegliere anche solo se e come agire perché si hanno tutti gli strumenti a disposizione e una visione globale. Troppo spesso oggi anche aziende strutturate mancano di preparazione specifica legal tech, ed è un rischio. Conoscenza, formazione e preparazione sono fondamentali per agire con consapevolezza e così evitare risposte automatiche in un mondo che sta cambiando e non è più quello classico.
– Ritratti di Alessandro Vercellotti
– Foto di copertina di Amir Khaled su Unsplash