Settembre 24, 2021

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“Se le tue azioni ispirano gli altri a sognare di più, imparare di più, fare di più e diventare di più, sei un leader.”

Parto con la citazione di John Quincy Adams per evidenziare da subito l’obiettivo con cui scelgo di ospitare Professionisti: condividere la loro esperienza, fonte di ispirazione, di valore per chi cerca stimoli per apprendere, sognare e fare di più. Coinvolgo persone che ritengo essere leader di se stesse prima di tutto, ovvero chi fa accadere le cose, a partire dal proprio successo (che per me è il raggiungimento dei propri obiettivi professionali, ben definiti) e che non aspetta l’opportunità ma la costruisce.

Per questa nuova intervista ho pensato di coinvolgere Fulvio Giuliani, direttore quotidiano La Ragione e LinkedIn Top Voice.

Fulvio Giuliani | Maradona

Ciao Fulvio, per prima cosa ti chiedo di presentarti con un’immagine

Scelgo il mio idolo dell’infanzia e della vita: Diego Maradona. Sono nato e cresciuto a Napoli, ed essendo particolarmente legato alle mie esperienze da ragazzo, non posso non avere un importante ricordo di quel periodo, l’epopea, che grazie a questo mito ha messo al centro del mondo una città, portandola fuori dallo stereotipo classico dell’epoca, l’associazione alla camorra. Maradona ha avuto un carisma fuori dal comune e inarrivabile, è stato un ribelle, un rivoluzionario, pieno di sfaccettature contrastanti e io da sempre sono stimolato a parlare di argomenti fuori dal comune, così, come lui, controverso, andando contro il giudizio comune.
(Qui un articolo di Fulvio Giuliani: “Maradona, un talento sovrumano sotto una cascata di riccioli neri. Il ricordo di Giuliani” pubblicato su formiche).

Per tanti di noi sei una “voce estremamente famosa”, data la tua esperienza di 24 anni in radio; per chi ti segue sui social, sei anche uno dei “LinkedIn Top Voice” e l’autore del format “60seconds”. Con un tweet, cosa ci dici ancora di te?

Sono un giornalista e mi piace definirmi tale perché ritengo che il terzo millennio abbia molto bisogno di chi racconta la realtà. Sono al contempo consapevole che parliamo sempre di una realtà vista con i propri occhi, quindi di una visione inevitabilmente parziale.

Ti propongo un piccolo esercizio: disegnare la mappa dei puntini che ti hanno portato a ricoprire il ruolo di oggi, evidenziando le tappe centrali, considerando anche gli studi

I miei professori di italiano alle scuole medie e alle superiori, perché mi hanno permesso di coltivare la mia passione per le parole e per la scrittura.
La casualità perché la vita è molto fatta di fenomeni casuali da cui nascono le opportunità, io sono arrivato allo radio per caso… Sono convinto però che la casualità, la fortuna, non basti mai da sola e vada sempre alimentata e rafforzata.
Il mondo della radio perché mi ha consentito di incontrare e conoscere tante persone importanti e maestri. Questo mondo mi ha anche fatto aprire a molte esperienze diverse, incrementando la mia curiosità, che mi ha portato al recente cambio.

Lo abbiamo detto, la radio è la tua passione di una vita; come l’hai vista cambiare con l’impatto del digitale?

L’ho vista cambiare in meglio perché è entrata ovunque, nei telefoni, nelle TV, nei PC, mentre prima era solo nelle auto. Quindi è stato un vantaggio strategico. Al contempo, prima era uno dei mass media, oggi è uno fra i tantissimi mass media ed è sicuramente più difficile catturare l’interesse e l’ascolto. Tecnicamente quindi è un’opportunità ma per i contenuti ha richiesto e richiede di rivedere il mestiere, anche a chi ha una lunga esperienza nel settore.

Recentemente hai fatto un grande cambio e hai detto: “Non esiste niente di più bello che potersi sperimentare”… Sei Direttore de “La Ragione”, il quotidiano d’opinione lanciato pochi mesi fa, in occasione della Festa della Repubblica, e che ha tagliato il piccolo, ma significativo traguardo dei 25.000 utenti registrati sul sito www.laragione.eu. Tra l’altro, vi siete anche posti la sfida del giornale su carta. Racconti ai nostri lettori qual è la vostra visione e cosa ha spinto te – insieme a Davide Giacalone – ad investire in questo nuovo progetto professionale?

Io non credo assolutamente che la carta sia morta e, come anticipavo, mi diverto ad andare contro i luoghi comuni. Carta sono anche i libri; dicevamo che avremmo letto solo ebook ma sappiamo che non è vero. E penso sia così anche per i giornali.
Sono convinto, però, che si debba dare un senso alla carta. Se avessimo pensato di contrastare la velocità della notizia data dal digitale, avremmo perso in partenza. Noi abbiamo deciso di puntare sul gusto dell’approfondimento; questa è la nostra vera sfida. La carta è il luogo ideale del ragionamento, dell’analisi accurata; non si può ridurre tutto, sempre e solo alla velocità.
La nostra scommessa, quindi, con “La Ragione” non è tanto arrivare per primi alla notizia, o averla in esclusiva,  ma sapere che quelle che ci comprano sono persone davvero interessate a ragionare, in accordo o non, con il nostro punto di vista.

Quale pensi sia stato il tuo più bel successo e quale il fallimento più grande?

Un bel successo è stato accompagnare l’evoluzione della radio da medium piacevole, per fare compagnia, ad un player del dibattito pubblico, luogo di scambio di idee. E qui estendo il tema sul presente e sul futuro della radio: non è possibile pensare di andare avanti scimmiottando gli altri modi di comunicare, in balia delle mode del momento. La radio è la radio è deve dare contenuti, coinvolgere, far emozionare…
Di fallimenti ce ne sono stati tantissimi. Dovendone dire uno, onestamente, direi tutte quelle esperienze in cui, una volta terminate, si sono dissolte le relazioni. Questo mi porta a chiedere: umanamente eravamo così poco? È possibile che non sia rimasto nulla?

Nel Tedx che ti ha visto protagonista a Ferrara – “Non avere paura. Un viaggio tra le nostre certezze e incertezze” – evidenzi come spesso, con grandi semplificazioni, venga stravolta la realtà. Apri così un’intelligente riflessione critica sui social – tu amante degli stessi – come canale di disinformazione, se non studiati e usati correttamente. Ti va di spiegarci meglio il tuo punto di vista?

L’esperienza al Tedx è stata fantastica e spero di ripeterla presto. Rispetto al contenuto dell’intervento, serve una premessa: siamo tutti liberi di non usare i social. Per me sono straordinarie opportunità e credo che i giornalisti debbano usare anche questi nel loro lavoro.
Penso, però, che non debbano essere un mezzo per semplificare la grande complessità che stiamo vivendo: questo è il rischio che vedo nell’interpretazione della realtà, se non studiamo i social e se ci approcciamo ad essi senza analisi e approfondimento. Possono farci sembrare il mondo di oggi pieno di difficoltà quando, in verità, è più largo e complesso. Prendiamo l’esempio del lavoro: è più difficile del passato perché richiede più competenze e specializzazioni ma, letta da un’altra prospettiva – in termini positivi – , offre molte più opportunità e chi le sa cogliere può cambiarlo anche 50 volte nella vita, cosa che fino ad alcuni anni fa non sarebbe stata possibile, avevamo un’unica carriera definitiva. È importante non pensare le difficoltà di oggi come ostacoli ma come scalini che possono essere utilizzati per lanciarsi oltre.

Dopo il Tedx, vedendoti e ascoltandoti sul palco, non posso non chiedere proprio a te come si possa vincere la paura di parlare in pubblico.

Non sono un tecnico, non ho mai fatto corsi di Public Speaking o simili e non insegno; posso dare risposte generiche legate alla mia esperienza personale.
Sicuramente credo che non si possa fare nulla senza divertirsi. Divertirsi non significa ridere ma fare qualcosa che soddisfa e fa stare bene.
Parlare sul palco è terrorizzante e credo che per vincere la paura sia importante, come dicevo, divertirsi, cercare di stare bene, essere naturali e autentici. Il pubblico capisce sempre la sincerità e ascolta chi si vede che sta bene.
Poi ritengo fondamentale coinvolgere il pubblico; a me l’indifferenza spaventa molto e quando la riscontro cerco una chiave fino ad entrare in contatto.

Ritengo che il networking sia di fondamentale importanza nel mondo del lavoro. Tu cosa ne pensi, hai una storia particolare da condividere con noi?

Sono totalmente d’accordo con te. Per tutto quello che dicevo prima, credo che oggi sia impossibile pensare una qualsiasi carriera non immersa nelle relazioni. Il digitale ha aumentato questo, oggi veramente non vedo lavori dove non siano fondamentali; penso che qualsiasi professionista, come anche un idraulico, possa vedersi accrescere il suo mercato.
Le cose che possono nascere sono tante dalle connessioni tra persone e io credo tantissimo nella capacità di unire i puntini. Personalmente mi mettono paura gli iper specializzati, verticali, che sanno fare solo una cosa, perché sono quelli che possono perdersi o bloccarsi fuori dal recinto o di fronte ai grandi cambiamenti.

Se ti chiedessi di salutarci consigliandoci la lettura di un libro quale diresti e perchè?

Ti sorprendo e consiglio “Memorie di Adriano” che ci racconta l’imperatore alle prese con i suoi bilanci di vita, sentendo avvicinarsi la morte. Rivive la giovinezza, i viaggi, le conquiste. È un bellissimo percorso di connessioni, di riflessioni su chi e cosa lascia qualcosa e perchè; un libro senza tempo.

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