Ottobre 19, 2026

Categories: News

Questo blog è pensato come uno spazio dedicato a chi nel lavoro ci mette testa, cuore e visione: sempre più un luogo per “lavoratori sognatori”.
Intervisto persone e professionisti che penso possano ispirare nel nostro modo di vivere (e pensare) il lavoro. E in questi anni ho avuto il privilegio di confrontarmi con tante persone che mi hanno permesso di crescere anche grazie alle loro storie e punti di vista.

Per l’intervista di oggi ho invitato Carlo Cuomo, Il Prof dell’Edutainment – Formatore, Designer e Consulente esperto di Edutainment, Gamification, Media, IT e UX

Carlo Cuomo: il Prof. dell’EdutainmentCiao Carlo, ho iniziato a presentarti con il tuo job title. Ma tu come ti presenteresti in “stile Edutainment”?
“Ciao! Mi chiamo Carlo e mi dicono sempre che sono un grandissimo cre…ativo!”.
In alternativa, vista la trasversalità delle mie attività, avrei potuto usare la classica “faccio cose, vedo gente”, la più enigmatica “potrei dirtelo… ma poi dovrei ucciderti” o la più romantica “mi dedico a cose che facciano emozionare le persone”.
Volendo entrare più nel dettaglio, quello che posso dire è che prima delle singole attività che svolgo o ruoli che ricopro, per definirmi sono più utili i miei “aggettivi” (nerd, creativo, campano, curioso e umanista digitale), i miei valori, che si possono racchiudere in alcune massime come “i fatti contano più delle parole” e “comportati con gli altri come vorresti si comportassero con te” (che poi si coniuga in “insegna come vorresti insegnassero ai tuoi figli” quando si parla di formazione, “consiglia e scegli cose che faresti se l’azienda / la vita fosse la tua” nelle consulenze e in “crea cose che vorresti fruire” quando mi occupo di design) e nel mio verbo preferito che è “sentire”, vista l’importanza che dò alle relazioni e alle emozioni nella mia vita e nel mio lavoro.

Chiedo sempre agli ospiti di questo blog di presentarsi attraverso un’immagine metaforica, spiegandoci anche il perché. Quale immagine scegli per raccontarti?
Un bambino che visita per la prima volta il luna park. Sono un curioso, mi lascio affascinare da tutto ciò che mi circonda, dalle tecnologie, dalle persone, dalle storie. Allo stesso tempo, però, sono attento ai pericoli che posso correre e al mio “sentire” quindi faccio ciò che reputo sicuro e che mi trasmette delle belle “vibrazioni”, indipendentemente dal fatto che tutti gli altri possano voler andare sulla stessa giostra, isolandomi a mangiare lo zucchero filato in un angolo se ne sento la necessità. Credo che questa metafora sia perfetta anche per incarnare la mia indole da formatore e divulgatore. Alla fine, non credo che esistano insegnanti più dotati dei bambini, no?

Sviluppatore di videogiochi, docente, consulente, fondatore dell’Ecosistema Edutainment: qual è il filo che unisce le tue diverse vite professionali?
Il “sentire”. Ho sentito di avere un legame con i videogiochi quando hanno avuto una funzione salvifica e relazionale nella mia vita e sulla base di questo ho orientato i miei studi e sono diventato 3D Artist. Ho sentito di voler dare ad altri la possibilità di studiare come entrare nel settore videoludico quando ho scritto il piano di studi e sono diventato Direttore Accademico del primo corso di Laurea in Videogiochi e Animazione riconosciuto in Italia e a Malta e poi ho proseguito con l’insegnamento in ogni contesto. Ho sentito di voler mettere a disposizione il mio know-how e le mie relazioni e per questo sono diventato consulente, ho creato il mio personal brand “Il Prof dell’Edutainment” e ho fondato l’Ecosistema. Ho sentito di volermi “emozionare-emozionando” e per questo mantengo forte anche la componente creativa e divulgativa del mio lavoro. Ho sentito, insomma, di voler continuare a “sentire” ed è questo il mio fil-rouge.

Abbiamo iniziato con una presentazione in “stile Edutainment”. Ma che cos’è davvero l’Edutainment? E cosa può avere a che fare con il mondo del lavoro?
Edutainment è un termine che nasce dalla crasi di due termini ovvero education, inteso come educazione ma anche divulgazione o comunicazione, ed entertainment, inglobando giochi, film, serie tv, teatro e tutte le altre forme di intrattenimento.
Grazie a questa metodologia si possono creare, in linea di massima, tre tipi di prodotti, contenuti o esperienze:

  • soluzioni mainstream con una componente edu (ti ha mai insegnato qualcosa un film, un videogioco, una canzone o un’altra forma di intrattenimento? Ecco, probabilmente stavi fruendo di un prodotto Edutainment);
  • prodotti creati ad hoc per finalità educativo-comunicative (videogiochi formativi, audiovisivi divulgativi ecc.);
  • soluzioni ibride in cui a momenti di formazione o divulgazione tradizionali (una lezione frontale, uno speech, un corso tradizionale ecc.) si alternano componenti entertainment per mantenere alto l’engagement o la motivazione (una battuta, un’attività ludica, un audiovisivo ecc.).

Che sia formazione, marketing, sviluppo prodotti o soluzioni, questa metodologia può essere molto potente per aumentare il coinvolgimento dei fruitori, migliorare la user experience, “abbassare le difese” di un potenziale discente/fruitore dinanzi ad una nozione/messaggio e potenziare la memoria di quanto fruito legando il tutto a un’esperienza o un’emozione leggera e positiva. Tutto cose strettamente connesse ad un mondo del lavoro che, oltre al grande cambiamento tecnologico, sta vivendo un importante processo di trasformazione in termini di wellbeing, storytelling, experience, empatia e human-centered design e che rendono la metodologia dell’edutainment un potente alleato.

Uscirà prossimamente un libro curato da te sul tema dell’Edutainment. Chi dovrebbe leggerlo e perché?
Il libro, che sarà pubblicato da Carocci Editore e uscirà ad inizio 2027, è curato da me ma scritto insieme a vari membri dell’Ecosistema Edutainment. La scelta nasce dalla volontà di far analizzare le diverse sfaccettature dell’Edutainment (Game-based Learning, Movie Education, Theatre-based Education e così via) ad esperti di quell’ambito in grado di fornire anche degli esempi pratici e delle schede ready-to-use che i lettori potranno mettere in pratica istantaneamente. Ecco perché è un testo che si rivolge a tutti quei formatori, insegnanti, facilitatori o professionisti in generale che hanno il desiderio di scoprire questa metodologia per innestarla all’interno delle loro attività.

Credi molto nel valore dell’ecosistema e non a caso hai fondato l’Ecosistema Edutainment. Che cos’è per te un ecosistema e quando, secondo te, diventa davvero di valore?

In realtà mi hai dato l’assist perfetto perché la risposta è nella domanda! Diciamo che, per me, e questo ha influito anche nella scelta del nome, una rete mette in contatto persone, una community crea appartenenza mentre un ecosistema genera valore attraverso le relazioni tra soggetti diversi. Si possono anche avere approcci professionali simili, stessi ambiti di applicazione, strumenti affini ma la verità è che se un ecosistema si basasse “solo” su questi elementi potrebbe non durare nel tempo. Se invece i valori e gli obiettivi sono condivisi, allora ci potrà anche essere maggiore eterogeneità dei membri ma si andrà avanti nel tempo. Perché un “valore condiviso” è una delle basi più solide su cui basare una relazione come vale per le coppie, in amicizia e in tanti altri ambiti della vita.
E cos’è un ecosistema se non un insieme di relazioni?

La nostra attenzione è continuamente catturata da stimoli diversi. Quali consigli semplici e pratici daresti a un professionista per rendere più efficaci le proprie presentazioni?
Farò molto di più Vale, ti dirò tre cose da fare per rendere una presentazione memorabile e cosa evitare assolutamente.
Ecco, questa frase è una combinazione di più utilizzi di un hook o “gancio”, molto usata nei reel sui social (Listicle Hook, “tre cose”, poiché rende la promessa concreta, delimitata e facile da seguire; Benefit Hook, “rendere una presentazione memorabile”, poiché promette un risultato desiderabile; Negative Hook, “cosa evitare assolutamente”,  in quanto attiva l’attenzione sulla possibilità di commettere errori; Curiosity Gap, in quanto non dice subito quali siano le tre cose né cosa vada evitato, quindi crea attesa).
A questa si può aggiungere il cambio del tono di voce, il fare pause mirate, l’inserire un momento ironico, un aneddoto personale e tante altre tecniche che ci vengono proposte continuamente.
Il consiglio che voglio condividere, però, segue lo stesso approccio dei miei corsi sull’IA in cui parlo di tutti gli impatti negativi, di quelli sulla Gamification in cui ne elenco i pericoli, di quelli sull’Edutainment in cui spiego quando non funziona e in tanti altri interventi che si basano su un assunto: non esiste una regola, un approccio o uno strumento che valga per tutti e se vi dicono il contrario, probabilmente siete davanti a un fuffa-guru.
Volete veramente trovare qualcosa che funziona? Allora ecco il mio consiglio: studiate, sperimentate, analizzate in modo critico ciò che state imparando, abbandonate le cose che proprio non vi si addicono e sfruttate quelle che vi sembrano valide e che siano in linea con il vostro modo di essere, altrimenti potreste rischiare di trasformare tutto in fuffa anche voi.

Qual è, secondo te, l’errore più comune che facciamo quando cerchiamo di insegnare qualcosa agli altri?
Il non tenere conto di chi siano i discenti. Se usiamo parole forbite per risultare “autorevoli” ma non teniamo conto del fatto che chi ascolta potrebbe non conoscerne il significato, allora la formazione non funziona. Se non spieghiamo i concetti alla base di ciò che stiamo dicendo dando per scontato che si sappiano, allora la formazione non funziona. Se non capiamo cosa ingaggia i nostri uditori e ci adattiamo, allora la formazione non funziona. Se pensiamo di essere detentori della verità assoluta solo perché “altre volte ha funzionato” o “l’abbiamo sempre fatto così” senza acculturarci, sperimentare, valutare approcci opposti al nostro eccetera, allora potremmo rischiare che la formazione non funzioni.
Una cosa che faccio spesso in aula e che consiglio spesso a chi insegna è chiedere ai propri studenti “qual è il tuo verbo preferito?”.
È un’attività che porta via poco tempo e che, in modo molto veloce, ci permette di avere una visione generale di cosa “motivi” l’aula. Sulla base di quello, poi, potremmo adattare la nostra esperienza formativa in modo che sia ancora più efficace.

Non ti ho ancora chiesto dell’intelligenza artificiale. Se ne parla tantissimo: quale riflessione meno comune ti senti di condividere per aiutarci a guardare in modo più consapevole al nostro presente e futuro professionale?
Non credo che l’IA ci ucciderà tutti ma sono molto più interessato ai rischi reali e già presenti che alle distopie alla Terminator.
Questo perché, già oggi, troppo spesso non consideriamo che l’IA ha un impatto climatico significativo, può favorire processi di cognitive offloading, delega cognitiva, particolarmente pervasivi, può aumentare il rischio di dipendenza tecnologica e contribuire alla formazione di echo-chamber e molto altro, ed è questo, secondo me, l’aspetto più importante da conoscere e affrontare.
A questo punto una lettrice o un lettore potrebbe accusarmi di essere venuto meno allo spiegare ogni concetto citato ma la verità è che già così questa intervista sta diventando un trattato filosofico (sono logorroico, si nota?) quindi, per semplicità e se me lo permetti, vorrei consigliare il corso gratuito sull’IA che ho prodotto per le associazioni dei consumatori. Dura un’ora, è composto da pillole di microlearning da pochi minuti, ci sono due videogiochi educativi all’interno e diversi materiali di approfondimento e ho provato a metterci dentro tutte le informazioni di base necessarie ad approcciarsi all’IA a tutti i livelli. Insomma, credo abbia tutti gli elementi per essere fruito al di là del fatto che sia gratuito, che resta comunque un buon plus. Il corso si chiama “Oltre l’algoritmo. Guida all’utilizzo consapevole dell’IA” e si trova su Udemy.

 Per chiudere con un gioco: se potessi lasciare a ogni professionista una sola carta-consiglio per affrontare il futuro del lavoro, cosa ci scriveresti?
IA – IU – IE. Intelligenza Artificiale, Umana ed Emotiva. In esteso, imparate a conoscere le tecnologie, soprattutto nelle limitazioni e negli aspetti negativi, valorizzate l’intelligenza umana, sia vostra personale che nelle relazioni con gli altri, e “sentite”, nel senso più bello, pieno, romantico e vitale del termine.

photo credits: Carlo Cuomo
Foto di Grace Anne Bobadilla su Unsplash

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