Ottobre 3, 2026

Categories: News

Questo blog è pensato come uno spazio dedicato a chi nel lavoro ci mette testa, cuore e visione: sempre più un luogo per “lavoratori sognatori”.
Intervisto persone e professionisti che penso possano ispirare nel nostro modo di vivere (e pensare) il lavoro. E in questi anni ho avuto il privilegio di confrontarmi con tante persone che mi hanno permesso di crescere anche grazie alle loro storie e punti di vista.

Per l’intervista di oggi ho invitato Simonetta Iarlori Neuroscience Advisor & Coach | Indipendent Board Member PharmaNutra | Former Chief People & Trasformation Officer

Valentina Marini Simonetta Iarlori: cosa c’entra la fisica con il mondo del lavoro?1) Ciao Simonetta, ti ho iniziata a presentare attraverso ciò che potremmo leggere come la tua “headline”, ma chi c’è dietro questo sommario?

Da bambina sognavo di fare la scienziata e oggi ho realizzato quel sogno, guidata dalla stessa inestinguibile sete di scoperta.
Mi definisco una pellegrina dell’orizzonte mobile: per me il viaggio — professionale e personale — non è mai stato una semplice collezione di mete o titoli, ma un processo costante di trasformazione interiore e crescita.
Oggi mi occupo di comprendere e guidare le dinamiche complesse del mondo del lavoro. Guardando anche a ciò che ci insegnano le neuroscienze, so che le nostre decisioni non nascono da calcoli freddi, ma dall’unione indissolubile tra intelligenza emotiva e pensiero razionale.
Credo in una leadership autentica e inclusiva, capace di superare i vecchi modelli rigidi per fare spazio alla sicurezza psicologica, all’intuito e al valore unico che le persone sanno portare dove la sola logica non basta.

2) Amo le metafore e mi piace ascoltare come le persone scelgono di raccontarsi attraverso un’immagine. È l’unica domanda che non cambio mai – sarà perché anch’io spesso me la faccio, cambiando frequentemente immagine. Tu quale metafora scegli per raccontarti oggi e perché?

La mia metafora: Navigatrice in Acque Aperte. Il mare aperto rappresenta l’incertezza e la trasformazione continua. Non si può rimanere gli stessi quando si  affronta l’oceano: bisogna imparare a governare il timone e ad adattarsi alle correnti. Vedo il viaggio non come un’incursione sulla terraferma, ma come un prendere continuamente il largo; cambio pelle ogni volta che lascio il porto sicuro della certezza.

3) Recentemente sei stata una super speaker al Tedx di Bologna e hai parlato di sogno. Che lavoro sognavi di fare da bambina e quanto ti senti vicina a quel sogno?

Da bambina sognavo di fare la scienziata e attraversare gli oceani della conoscenza. Ho realizzato quel sogno. Sia facendo realmente la scienziata nella prima parte della mia vita professionale sia da Manager! La bambina è diventata la navigatrice che traccia la propria rotta in acque aperte, guidata dalla stessa indistinguibile sete di scoperta. Dagli atomi alle relazioni umane, la sete di scoperta è la stessa!

4) Hai condiviso una tua interpretazione del sogno che ho trovato molto affascinante. Ti va di farcene una breve sintesi, senza troppo spoiler, così magari chi ci legge avrà voglia di andare a curiosare e guardare il video?

Sognare è la mia dose di meraviglia notturna. Nel buio della mia stanza, ogni notte, costruisco il mio prossimo giorno. Nessuno può toglierci la possibilità di sognare e creare. È il nostro vero tesoro trasformativo!

5) Qui da HR ti faccio una domanda forse un po’ insolita: cosa possiamo portare dalla fisica nel mondo delle organizzazioni? E c’è un concetto della fisica che, secondo te, potrebbe cambiare il nostro modo di leggere le aziende?

Trasferire la fisica nel mondo delle organizzazioni aziendali significa compiere un salto di paradigma: abbandonare la metafora dell’azienda – macchina per adottare la metafora dell’azienda – sistema vivente. Cosa possiamo portare così facendo, un esempio? In fisica quantistica, le particelle non agiscono nel vuoto ma sono influenzate da un campo (dal campo elettromagnetico). In azienda il Leader non deve controllare ogni singola azione del dipendente, ma progettare il campo (cultura aziendale, valori, sicurezza psicologica) entro cui le persone si orientano e prendono decisioni in modo autonomo.

6) Con la tua esperienza nelle neuroscienze, invece, quanto contano davvero emozioni e razionalità nelle decisioni che prendiamo al lavoro? E quanto siamo consapevoli di ciò che guida le nostre scelte?

Le neuroscienze cognitive hanno superato il vecchio paradigma che vedeva la ragione contrapposta alle emozioni, dimostrando che senza il contributo emotivo è impossibile prendere decisioni davvero razionali.
Nel moderno contesto lavorativo – segnato da complessità, velocità, sovraccarico informativo e l’avvento dell’intelligenza artificiale – ogni scelta nasce da una sinergia indissolubile tra le due parti:

  • Il cervello emotivo opera in modo rapido e prevalentemente inconscio, tracciando la rotta iniziale e restringendo il campo delle opzioni.
  • La mente razionale interviene in un secondo momento per analizzare i dettagli, validare la scelta e fornire una giustificazione logica.

La consapevolezza di questo processo è estremamente bassa.
In sintesi: pensiamo di essere pensatori razionali che provano emozioni, quando in realtà siamo esseri emotivi che razionalizzano ciò che provano.

7) Hai costruito un percorso professionale importante e articolato. Pensando invece a chi oggi è all’inizio del proprio percorso: qual è una frase che avresti voluto sentirti dire tu e che oggi vorresti lasciare a chi comincia?

Non devi avere già tutte le risposte né un piano perfetto: la tua strada non si trova riflettendoci a tavolino, si costruisce un passo alla volta nell’azione.

8) Quando parliamo di leadership al femminile, cosa pensi valga davvero la pena mettere a fuoco?

Quando si parla di leadership al femminile, vale la pena spogliare il tema dagli slogan e mettere a fuoco ciò che trasforma la leadership in generale, arricchendola di efficacia e profondità.

9) C’è una domanda che avresti avuto piacere di ricevere e che non ti ho ancora fatto?

Domanda: In un mondo del lavoro guidato da algoritmi, dati e intelligenza artificiale, qual è quell’elemento profondamente ‘umano’ che nessuna macchina potrà mai sostituire nelle nostre decisioni e nel nostro modo di guidare?
Risposta: La vera leadership del futuro – e il senso del viaggio di trasformazione di cui parlavamo all’inizio – sta proprio nell’imparare a fidarci di quella bussola interiore che ci rende unicamente umani.

10) Per chiudere, ci saluteresti con un consiglio per una lettura che ti ha lasciato qualcosa e che consiglieresti a chi ci legge?

“L’errore di Cartesio” di Antonio Damasio.

photo credits: foto TedX

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